Cosimo Di Lauro – Muore uno dei personaggi che ha ispirato la serie Gomorra !

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Cosimo Di Lauro – Muore uno dei personaggi che ha ispirato la serie Gomorra !

Cosimo Di Lauro, noto boss della camorra, è morto il 13 giugno  a 49 anni. Di Lauro – figlio di Paolo, detto Ciruzzo ‘O Milionario – era detenuto nel carcere di Milano Opera sotto 41Bis dal 2005, dopo l’arresto per essere uno dei “protagonisti” della prima faida di Scampia tra i Di Lauro – appunto – e gli “scissionisti”.

La notizia della sua morte è stata diffusa con una comunicazione della direzione del carcere all’avvocato difensore di Di Lauro, Saverio Senese: “Suo assistito è deceduto alle ore 7,10”.. Ignote al momento le cause del decesso, ma i legali di Di Lauro avevano a più riprese chiesto verifiche mediche, soprattutto perizie psichiche.

La morte di Cosimo Di Lauro ha fatto registrare numerosi commenti, soprattutto nel mondo “anti-camorra”. Su tutti spiccano quelli di don Maurizio Patriciello – parroco a Caivano – e di Roberto Saviano che proprio dalla faida di Scampia ha preso spunto per il suo Gomorra.

“Morto come un miserabile”

In particolare, don Patriciello scrive: “È morto. Solo. Dopo 17 anni di carcere duro. Era ancora giovane. È morto. Senza un conforto. Senza una carezza. È morto come un miserabile. Eppure fu ricchissimo. Si chiamava Cosimo Di Lauro. Fu spietato, vigliacco, sanguinario. Un vero terrorista. Nessuno mai lo amò. Nemmeno i genitori. Nemmeno i suoi fratelli. Suo padre firmò la sua condanna a morte. Giovani camorristi, fermatevi. Riflettete. Tornate indietro. Pentitevi. Godetevi la vita. Il fantasma di Cosimo Di Lauro vi tolga la pace e il sonno. Fratello Cosimo, so che tanti ti augurano l’inferno. Io, povero prete, ti affido alle mani del buon Dio. Che abbia pietà della tua vita scellerata. E abbia pietà di noi, costretti a convivere con chi, come te, ha insanguinato e insanguina la nostra terra, generosa e bella”.

“Morto solo. Non si sentiva niente”

Roberto Saviano, invece, così ha commentato la notizia: “Provò per tutta la sua vita a diventare un capo. Era il primo figlio di un re di camorra e si sentiva principe predestinato. Voleva mostrare al padre di essere un viceré e avere la sua ammirazione, ma lui preferiva il fratello Vincenzo. Voleva essere lui il più muscolare, che invece in famiglia era Nunzio; lui il più “crazy”, che invece era Domenico; lui il più amato da sua madre, che invece era il più piccolo, l’unico fratello ancora incensurato, Giuseppe; lui quello che avrebbe creato un nuovo cartello, ma quello era Lello; lui a somigliare di più a suo padre, e invece, quello era Marco. Voleva essere quello più bravo a fare affari, ma era Ciro. Voleva essere il riferimento di Sasà e di Antonio, che invece volevano diventare come Vincenzo F2”.

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