I Manga – siamo cresciuti con loro – da goldrake a Dragon Ball

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I Manga – siamo cresciuti con loro – da goldrake a Dragon Ball

Il successo della special edition del numero 98 di One Piece ha proiettato nuovamente i manga al centro del dibattito pubblico. Così, d’emblée, il mondo culturale italiano sembra essersi reso conto dell’ascendente che, nel nostro paese, il fumetto giapponese è in grado di esercitare sulle preferenze di lettrici e lettori di ogni età.

L’inaspettato exploit della special edition del numero 98 di One Piece, prima nelle classifiche di vendita, ha proiettato (non sappiamo ancora per quanto tempo, ma tant’è) nuovamente i manga al centro del dibattito pubblico. Così, d’emblée, l’establishment culturale italiano sembra essersi reso conto dell’ascendente che, nel nostro paese, il fumetto giapponese (e i suoi derivati) sono in grado di esercitare sulle preferenze di lettrici e lettori di ogni età. La verità è che, in Italia, la storia dei manga è, in prima istanza, la storia di un successo commerciale senza precedenti.

Da quasi cinquant’anni, i manga sono parte integrante della cultura pop italiana

Infatti, a ben guardare, tankōbon, anime, oav e relative action figure sono parte integrante della cultura pop italiana da tempi non sospetti; i nostri genitori sono stati letteralmente allattati dall’industria dell’intrattenimento del Sol Levante: trascorrevano interi pomeriggi sintonizzati sulle emittenti locali regionali (forse le principali fautrici dell’insperato trionfo dell’animazione giapponese in Italia nella seconda metà degli anni Settanta; un’offerta composta al 100% da trasposizioni di manga), in trepidante attesa di scoprire se, dopo anni di clamorosi insuccessi, Mister X sarebbe finalmente riuscito a compiere la tanto agognata vendetta, trovando un avversario credibile e abbastanza forte da far sprofondare l’Uomo Tigre nel baratro, o di conoscere l’ennesimo scossone che avrebbe fatto traballare il legame di Mirko e Licia o dei protagonisti delle altre decine di Beautiful in salsa nipponica.

L’industria culturale giapponese ha segnato la crescita dei “baby boomer”
Il Giappone ha impresso un segno profondo nel loro immaginario collettivo, ed è stato presente in diversi aspetti delle loro vite, dalle canzoni che cantavano (diversi gruppi italiani, come I Cavalieri del Re, hanno costruito una carriera sulle sigle dei cartoni) agli aneddoti che raccontavano ai compagni di classe, fino al tradizionale tentativo di contaminare le generazioni successive con i loro stessi ricordi in un raro impeto di retro-mania, tramandando ai figli un’eredità composta da antiche videocassette registrate, action figure, magliette a tema Goldrake e altri mecha (termine con cui, in Giappone, vengono indicati i robottoni) e tutta quella paccottiglia utile a guardare al passato con malinconia, contemplando con nostalgia i “bei tempi che furono”.

Fonte:

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