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MARCO DI LAURO – UN INTERO RIONE HA PARTECIPATO ALLA LATITANZA

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MARCO DI LAURO

MARCO DI LAURO – UN INTERO RIONE HA PARTECIPATO ALLA LATITANZA

Nei suoi quattordici anni di latitanza, Marco Di Lauro non ha mai cambiato barbiere. Questione di abitudine, come dargli torto, andava sempre dallo stesso coiffeur, sempre lì nel cuore del rione dei fiori, meglio conosciuto come «terzo mondo».

Era lì, sotto casa, a rifarsi le basette, dopo aver attraversato il traffico dell’area nord di Napoli, partendo da via Emilio Scaglione, il suo ultimo covo dove è stato stanato il due marzo scorso. Parola del pentito Salvatore Tamburrino, per anni angelo custode dell’ex primula rossa.

Stando alla ricostruzione del pentito, un intero rione avrebbe partecipato alla custodia del latitante. Dice Tamburrino: «Era diventato un mito per tutti. E veniva interessato alle vicende del clan solo per le questioni ordinarie». Ma qual era la rete del più grande boss camorra ormai ex latitante? Dice il pentito: il fruttivendolo, il barbiere, il salumiere, la pensionata, l’elettrauto, la titolare di un negozio di abbigliamenti, un ristoratore di Mergellina. Insomma: un pezzo di rione dei fiori avrebbe offerto la sua protezione al superlatitante, gente apparentemente insospettabile. Ha spiegato il pentito Tamburrino: «In questi anni, Marco mi contattava su un cellulare dedicato, solo da usare per sms, che accendevo dalle 16 alle 17 di ogni venerdì, su cui ogni tanto perveniva il messaggio di Marco il quale mi chiedeva di andare dalla sua amica». E chi sarebbe l’amica? È la titolare di un negozio di abbigliamento di Secondigliano, che custodiva gli ordini scritti di Marco Di Lauro. Nomi agli atti, verifiche in corso.

Ma non è finita. Nella rete di Marco Di Lauro, anche un ristoratore di Mergellina (che è poi fallito e sarebbe stato esiliato fuori Napoli dalla camorra di Secondigliano) o semplici cittadini. È il caso di una pensionata del rione Berlingieri che, nel 2011, ha offerto la propria abitazione per l’incontro chiarificatore tra Marco Di Lauro (spalleggiato dall’immancabile Tamburrino) e il boss della Vinella Grassi Antonio Mennetta, (detto «el nino», come il tornado; o lo spartano, come Leonida), dopo l’omicidio di Antonello Faiello: «Un incontro affettuoso, che si concluse con un accordo di buon vicinato», conclude il pentito.

FONTE:https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/marco_di_lauro_arrestato_cosi_il_rione_ha_nascosto_il_boss-4992191.html

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